Prima Tutelati, ora perseguitati

L’Italia bracconiera e le “deroghe” previste nel Piano Stato-Regioni. Siamo all’assurdo: come si fa a stabilire una percentuale di abbattimento se non si sa con certezza quanti sono i lupi in Italia?

Lo scorso 24 gennaio è stata una data funesta per tutta l’Italia. Si è deciso di contempla- re la possibilità di prelevare (abbattere) una determinata percentuale di lupi nel nuovo piano di gestione Stato/regioni, guidato dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti e dal professor Luigi Boitani. Tutto questo durante la presentazione del nuovo calendario dei Carabinieri dedicato agli animali a rischio protetti dalla convenzione Cites. Il nuovo piano di gestione Stato Regioni, francamente, non dice nulla di nuovo, ma parla di eventuali “deroghe” (quindi, la possibilità di abbattimento) su richiesta e dopo perizia specifica: il numero di abbattimenti selettivi non potrà superare il tetto del cinque per cento dell’intera popolazione lupina.

GIÁ NEL NORD EUROPA è QUASI SCOMPARSO

Sembra, quindi, che dopo il Nord Europa, dove il lupo è quasi scomparso, anche l’Italia intenda seguire questa loso a venatoria, mandando alle ortiche quaranta anni di tutela, promulga- ta proprio dallo stesso Boitani.

ESULTANO I CACCIATORI

Esultano, i cacciatori, pronti con i loro bei fucili a impallinare qualche lupo in più, stavolta, però, in modo “legale” (basta ricordare i trecento lupi che già vengono uccisi ogni anno). Uccidere un lupo reca un danno, oltre che all’ecosistema, soprattutto al branco di quella povera vittima, che rischia di disgregarsi. Ma questo per lo Stato non conta, nonostante si tratti di una specie protetta. Importa il quieto vivere, come esprime Boitani, “per raggiungere una giusta convivenza, si deve scendere a qualche compromesso”. Ecco, il compromesso sarebbe la vita di qualche esemplare di lupo, ancora una volta (!), in modo tale da accontentare cacciatori, allevatori di bestiame e qualche seguace politico.

MA QUALE PERCENTUALE DI ABBATTIMENTO? Da sottolineare quanto il piano sia basato su dati variabili, se solo si calcola che il numero di lupi in Italia non è de nito, con una forbice che va dai 1000 ai 2000 esemplari, come si può ipotizzare una percentuale di abbattimento?

È PROPRIO IL LUPO A CREARE IL DANNO?

In secondo luogo, quale danno potrebbe recare la perdita del “membro alpha”? E ancora, come si fa a essere certi che si sta uccidendo proprio quel lupo che "artecice" dell'ipotetico "danno"?

Tutte queste domande il ministro Galletti non le ha prese in considerazione e dichiara “un amico di mio figlio mi ha detto che sono una persona cattiva perché voglio uccidere i lupi, gli ho risposto che i lupi non si toccano, non si uccidono e non si cacciano”, poi aggiunge, “...ciononostante una piccola percentuale è papabile per dei prelievi”. Senza commenti...


L’UOMO STA DISTRUGGENDO TUTTO

La discussione non dovrebbe focalizzarsi sulle percentuali o sui numeri, ma bensì su valori e codici morali. Il lupo, come qualsiasi altro essere vivente e senziente, non si dovrebbe trattare come un ipotetico numero da eliminare per soddisfare la nostra bramo- sia idiota di caccia senza scopo. Si dovrebbero, invece, educare i nostri gli alla giusta percezione della vita, alla cultura della natura. Ma chi siamo noi per gestirla? E gestire cosa? La vita degli altri? Non siamo il dio di nessuno e come animali dovremmo fermarci di fronte ad alcune idee malsane spinte da mero guadagno e finanziamenti, da poltrone politiche e favoritismi. Dovremmo guardarci allo specchio e avere la coscienza pulita, non trincerar- ci dietro una fantomatica pseudo-scienza che contemplerebbe le uccisioni per stabilire una percentuale effimera. L’uomo sta distruggendo tutto. I lupi sono rari doni che dovremmo proteggere come se fossero nostri fratelli. Stiamo, invece, tornando all’era del ferro e del fuoco, delle barbarie

e del sangue, anzi, no, scusate, in quel periodo i lupi contavano di più ed erano molto più numerosi. Alla ne, comunque, la natura vincerà sull’uomo, sconfitto e battuto dalle sue stesse armi.

Di Mauro Bassano

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