UN LUPO NON MERITA UNA VITA DA CANE...UN CANE NON NE MERITA UNA DA LUPO!


(nella foto un cane pastore abruzzese che controlla il suo gregge)

Il titolo è ispirato allo “slogan” che il progetto MIRCO LUPO adotta per esprimere il significato della propria “mission”.

MIRCO LUPO è patrocinato e cofinanziato dal progetto LIFE (EU) e tratta un argomento delicato come il fenomeno dell’ibridazione tra lupo e cane e la piaga del vagantismo canino, questo progetto coinvolge cinque partner: il parco nazionale dell’appennino tosco emiliano, il parco nazionale del gran sasso e monti della laga, il corpo forestale dello stato, la Carsa edizioni e comunicazione di Pescara e l’associazione no profit istituto di ecologia applicata di Roma.

Iniziato nel 2015 e con termine nel 2020, questo programma si trova nel bel mezzo delle azioni programmate che serviranno a raggiungere gli obiettivi preposti, come spiega il responsabile scientifico Federico Striglioni nella presentazione, effettuata nel polo culturale del parco sito in Isola del Gran sasso, gli obiettivi prefissati non sono affatto semplici, infatti si propone di assicurare migliori condizioni di conservazione per il lupo agendo su cani vaganti e randagi che alimentano tre gravi minacce : la prima è la perdita dell’identità genetica del lupo appennico dovuta all’ibridazione con i cani vaganti, in secondo luogo vi è la mortalità dovuta ad attività illegali di bracconaggio e/o uso del veleno e non per ultima la trasmissione di patogeni provenienti da cani non vaccinati e mal tenuti da allevatori.

Nonostante il piano di conservazione del lupo sia passato nel dimenticatoio a causa dei continui rinvii dovuti al discusso punto degli abbattimenti controllati e la continua persecuzione nei confronti del lupo ( vedi Suvereto - lupo scuoiato ed appeso a cartelli stradali ) il progetto cerca di raggiungere alcuni obbiettivi specifici quali : neutralizzare il potenziale riproduttivo degli ibridi, potenziare il sistema di controllo delle attività illegali come il bracconaggio, aumentare la consapevolezza dei rischi del randagismo canino, creazione di un database nazionale sul fenomeno dell’ibridazione e istituire un sistema di controllo dell’uso del veleno sul territorio mediante esperienza del progetto LIFE ANTIDOTO.

Il progetto LIFE ANTIDOTO ha messo in atto misure innovative contro l’uso illegale del veleno.

( in questa foto "Dacha" un Border Collie antiveleno )

LIFE ANTIDOTO ha avuto una durata di cinque anni (2009-2013) e come partner ha visto due enti spagnoli ( la Junta de Andalucia e il Gobierno de Aragon, i quali hanno fornito anche alcuni cani destinati alla ricerca del veleno nel territorio italiano) questo progetto poi si è evoluto nel progetto LIFE PLUTO, il fulcro principale del progetto è la formazione e l’impegno di nuclei cinofili antiveleni (NCA) sul territorio italiano.

Vi sono sei nuclei cinofili antiveleni, i quali sono composti da conduttore, da due cani da ricerca del veleno e da due unità di supporto, che operano in ben 11 regioni.

Una volta individuato il boccone o una carcassa compromessa da veleno, i cani ne segnalano la presenza al conduttore , il quale procederà assieme al veterinario all’esame della scena del crimine e alla repertazione dei campioni.

Importante è anche l’opera di divulgazione e formazione che i nuclei effettuano, solo una prevenzione sul tema insieme alla sensibilizzazione potrà scongiurare altre tragedie alla fauna selvatica del nostro paese, una giusta cultura ambientale e un insegnamento del rispetto nei confronti del nostro patrimonio naturalistico servirà quindi a formare nuove concezioni di rispetto ambientale.

Continua poi, F.Striglioni, analizzando nei dettagli il fenomeno “ibridi”, spiegando come non sia affatto semplice identificare tale soggetto soltanto ad un primo sguardo, anzi, serve effettuare un esame del DNA per essere certi che il canide sia un ibrido, grazie al gene CBD ( il gene del colore nero presente nei cani), questo infatti potrebbe essere presente esprimendosi anche fenotipicamente , cioè parzialmente visibile, infatti il colore nero è tipico nei cani.

(video trappole e radiocollari)

Un interessante statistica è quella che dice che a ogni 100 lupi geneticamente riconosciuti, emergono 20 ibridi ( nel territorio teramano), ovviamente gli ibridi non sono l’unica minaccia nei confronti del lupo, vi è anche il bracconaggio che, insieme agli investimenti d’auto, uccide più di trecento lupi (accertati) su un numero di circa 1800 ogni anno, generando in questo modo altri disequilibri per altre specie come ad esempio in quella del cinghiale, che per la mancanza del predatore per eccellenza (il lupo) si riproduce in maniera eccessiva, ricorda F.Striglioni che alla presenza di un lupo corrisponde l’assenza di trenta cinghiali.

Altra problematica è quella dei cani da guardiania mal tenuti, i cani da pastore abruzzesi sono una difesa naturale per eccellenza per la salvaguardia del bestiame, ma troppe volte gli allevatori non seguono le norme della buona gestione di questi animali, di fatti la maggior parte di questi cani non sono in possesso di microchip e quindi di iscrizione alla anagrafe canina, inoltre spesso non sono custoditi e quindi rimangono liberi di condividere il territorio del lupo e nel miglior caso diventano competiror, nel peggiore si accoppiano generando poi gli stessi ibridi, a volte invece sono protagonisti delle stesse azioni di predazioni imputate quasi sempre al lupo.

Ci sono delle predazioni che solo in seguito sono state accreditate proprio ai cani, inoltre vi è una mal gestione dei resti alimentari, molti di questi resti infatti vengono smaltiti in maniera illegale, lasciati marcire nelle vicinanze di ristoranti o agriturismi, quindi nelle zone abitate, attirando i lupi e gli stessi cani per un pasto semplice e a volte addirittura condiviso.

Il monitoraggio di lupi e ibridi quindi diventa uno strumento fondamentale, i tecnici del parco utilizzano radio collari , video trappole e wofhowling per determinare sia la posizione sia gli spostamenti ed il numero dei vari branchi, oltre allo stato di salute dei soggetti.

una volta individuato l’ibrido, viene catturato grazie alle metodiche elencate, sterilizzato e rilasciato per raggiungere il branco di appartenenza, perché, specifica sempre Striglioni, anche l’ibrido ha un ruolo chiave all’interno del branco, è per questo che il responsabile scientifico del parco considera inappropriati e senza alcuna ragione scientifica gli abbattimenti selettivi, ne dei lupi ne degli ibridi, anzi, li ritiene addirittura lesivi perché l’aspetto gerarchico nel lupo è di fondamentale importanza e se si dovesse rompere l’equilibrio di quest’ultimo si rischierebbe di generare un fenomeno di dispersione di molti singoli in cerca di un nuovo branco.

Viene, poi,comparato l’ammontare dei danni effettuati dal lupo in confronto a quelli causati dal cinghiale, la cifra emersa esprime quanto il lupo sia sottoposto a pregiudizi e a dicerie.

I danni causati dal lupo ammontano a una cifra pari a euro 150.000 annui, la cifra che appartiene al cinghiale è di euro 400.000 annui.

In conclusione emerge la voglia di tutti gli addetti ai lavori di valorizzare la figura del lupo, che per troppo tempo è stato perseguitato, sottolineando l’importanza di questa specie ombrello sia per l’ecosistema tutto, sia per la presenza storica nella penisola, il lupo ha sempre fatto parte dell’Italia e non possiamo permettere di farlo tornare a poche centinaia di unità come successe negli anni sessanta, il lupo identifica il popolo italiano e l’habitat unico che ci appartiene quindi deve essere trattato come patrimonio dell’intero paese, tutelandolo, conoscendolo e rispettandolo.

di Mauro Bassano

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